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Si, lo faccio ancora.
Lo faccio perché ho scelto di scrivere fin quando un solo cuore proverà emozioni,
fin quando una sola bocca stillerà un impercettibile sorriso
o magari fin quando gli occhi di una sola anima,
inumidendo, scintilleranno.

Lo faccio perché possiedo la certezza che qualcuno,
non rimane indifferente a certe parole e quella persona, sono dapprima io.

Ma oggi ci sei anche tu a farmi compagnia,
con i tuoi deliziosi modi e le tue dolci richieste, che sanno far sorgere un sorriso
sulle mie labbra indifferenti, così, come l’arcobaleno sul mio villaggio
profumato di pioggia e intriso di freschezza.

E allora mi soffermo lievemente prima di chiudere le finestre dell’anima
e lo faccio per raccontarti, come una giornata qualsiasi, possa divenire
inaspettatamente emozionante e trascinante.
Qualche ora fa, per raggiungere l’obbiettivo che mi ero prefissato,
ho incominciato a pensare così:

“Eppure questa dannata chiave da qualche parte l’avrò nascosta!”.
Cerco dappertutto senza ottenere il risultato sperato.
Quando abbattuto ed esausto, mi accingo ad abbandonare la ricerca,
mi soffermo e penso: “Ma se fossi in Marco, dove la nasconderei?”.
Che genialata! Non ci avevo pensato! Ma io sono Marco!
Ecco che allora, dopo qualche frangente di giustificabile sbandamento,
metto in ordine il respiro e penso:

“Ci sono! Nasconderla dove nessuno penserebbe di trovarla!”.
Dove ti stai chiedendo?
E pensare che ce l’avevo sotto al naso ti rispondo
(questa si che é una genialata).

Ebbene, abbasso le luci, la inserisco nella serratura, prono il polso,
e nel silenzio della mia stanza, il suono dell’apertura del lucchetto,
schiude le mie orecchie, spanna i miei occhi e spoglia il mio spirito.

Apro finalmente il cassetto e immediatamente l’odore dei fogli ingialliti,
frantumando cristalli d’incenso sparsi nell’aria familiare della mia cameretta,
si fa strada senza indugio e investe il mio odorato.
Il profumo della carta invecchiata é già un colpo al cuore.
Se non fosse per lo sterno, la trepidazione e quindi
il sobbalzare del petto, lo si vedrebbe ad occhio nudo.

Allungo le mani e con inspiegabile delicatezza, afferro un mazzo di lettere.
O mio Dio! Quante sono!
Non ricordavo di aver ricevuto mai tanta corrispondenza.
Le custodisco tutte con cura da una vita,
e da altrettanto tempo non le rileggo.

Stordito ma emozionato come al primo appuntamento,
incomincio il viaggio delle parole e lo inizio
scegliendo di non agganciare alcuna cintura di sicurezza.

Leggo semplicemente le date e già una lacrima,
come una goccia di colla, rimane in bilico sul filo dell’occhio lucente,
trattenendo a se, il sapore delle cose andate.
Mi basta guardare i nomi di alcuni mittenti,
e soavi singhiozzi invadono il mio essere,
scuotendo quella lacrima sul filo dell’occhio,
che cadendo, sigilla alle mie dita romanticissime missive.
Apro qualche busta e come dal cilindro del più abile prestigiatore,
dalle mani del più sbalorditivo illusionista, sbucano fuori dal nulla:

il mio primo amore,
la mia prima cotta, il mio amico carissimo,
i tempi della bella estate, i piccoli viaggi,
le miei pazzie, le mie frenesie, le mie incurie,
e poi ancora…
i miei amori, i miei amori, i miei amori.

Amori andati. Amori lontani. Eppure adesso così vicini!
Quante parole! Quante suggestioni!
Non posso certo leggerle tutte e tutte stanotte.
Pensieri addirittura rivolti da me, a me stesso.
Non sono che all’inizio,
ma già avvinto da questa pellicola straordinaria che é il mio trascorso.

Resto catturato, ammaliato, innamorato,
sconvolto dalla lontananza di tali ricordi,
eppur dunque dalla percezione di vicinanza che gli stessi sortiscono in me.

Piccoli dolci fogli! Amori miei!
Da quanto tempo indugiavate?
Fatevi toccare, amare, possedere.
Possedetemi, amatemi, toccatemi.

Abbraccio col cuore e con gli occhi i suddetti pensieri.
Sono quasi tutti d’amore e mi emozionano uno per uno.
E’ impensabile poter rivivere tali ricordi;
E’ un tuffo scenografico nel passato,
ed é ancora più incredibile nuotarci dentro con l’esperienza del presente.

La carta col passare del tempo invecchia e diviene gracile,
ma le parole che imprigiona e sostiene, col passare degli anni
acquisiscono di continuo vigoria, significato, valore.

Una lettera può riportare momenti che neppure con una fotografia potresti rivivere.
Ha in se la potenza rievocativa di mille canzoni
e possiede la forza comunicativa di cento televisioni.
Come una fiaccola nella notte, può illuminare gli angoli remoti della tua mente.
Risveglia sensazioni, sapori, tocchi.
Può infiammare l’animo. Donare o togliere la speranza. Incantare il cuore.
Può insegnarti a piangere e ti rammenta ogni volta chi sei stato e cosa sei diventato. Ora so di aver custodito tanto gelosamente il passato, da averlo per assurdo quasi scordato.

A me, ha prodotto più emozioni questa nottata,
che un giorno intero trascorso al lunapark;
E se non bastasse, ho anche scoperto quello che forse ancora non sapevo: nella mia piccola vita ho tanto amato e ancor di più lo sono stato.

Sono secoli che l’uomo stupidamente si affanna nell’intento
di costruire un macchingegno che lo riporti nel passato,
ed io, con la fortuna del principiante, l’ho scovato questa notte,
nel cassetto della mia scrivania.

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2 risposte a Nel cassetto della mia scrivania

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