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A colei che nulla sa e tutto sente,
che impreziosisce le mie notti e impietrisce il tempo.

Amabile creatura,
tu sei il battito impazzito del cerbiatto braccato.
Tu squassi il petto con uno sguardo.
Tu sei lo scacco matto.
Tu resti nell’aria come un profumo.
Sei mani, arpa, canto,
intonazione sublime,
una coperta avvolgente,
una nuvola bianca.
Tu vinci ogni età.

Amabile creatura,
tu che alzi il capo per sussurrare ai fiori
e sulle punte dei piedi imbelletti il cielo.
Tu chini la schiena per accendere le stelle
e allunghi il braccio per pescare l’alba.
Con il tuo canto fai primavera.
Con un gemito arroventi le sabbie del Gobi.
Con il nulla costruisci
il percorso più breve per arrivare a me.
Tu che sulla mia bocca tinteggi sogni proibiti
e sgretoli abitudini fatte di acciaio nero.
Tu che con un bacio oscuri l’oro di Ofir
e con un anelito appanni il topazio d’Etiopia,
oh amabile creatura,
insegnami a volteggiare con ali minute!

Sono ormai lontane parole sopraffine
e non ci sei più tu ad impreziosire le mie notti.

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