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Ultimo aggiornamento 8 Novembre 2012

Lasciarsi andare, il segreto per sentirti ancora.

E così ogni lettera diviene tasto pigiato con impensabile sapere.
Un re, un mi, un fa.. e poi ancora un do, un re, un sol, un si, un la.
Ed ecco un “din”, un “don”, un “dan”…

Si alzano in volo dita che sferzano l’aria, pennellandola di spartiti
e come possedute da un incantesimo, in picchiata,
scendono ad amare questo piano immaginario.

Ed ecco un mi, un do, un la… “din-don-dan”…

Un soffio di note,
che annienta distanze, urlando alla sua musa ispiratrice,
chiamandola per nome, bramandola, creandola col suono di coloro
che nella mente portano inconsapevoli queste mie parole.

Fatela vivere in voi.
Ella è luce, aria, amore, vita, roccia, mare, acqua, fuoco, sabbia, sete.
Disegnatela, createla, fatela vibrare, ed ella danzerà per voi.

Non più una tastiera.
Un magico pianoforte, ed ecco scalpitare la sua essenza.

Lei lei lei…
e lui lui lui…

Eccoli lì, nuovamente insieme.
Essenziali, primari, due molecole indissolubili.
Due linee parallele, che pur non sfiorandosi, accendono la scintilla.
Due binari interminabili, che pur non toccandosi, si toccano.

Sì, fatela vivere così…
Sì, fatela muovere così…

Datele un sussulto, ed ella vi indicherà la via della seduzione;
Datele un gemito, ed ella vi mostrerà i confini della poesia.

Sconosciuti viaggiatori, portatori ignari di indovinabili combinazioni,
spalancate or dunque le sue tende ed aprite i suoi alti portoni.

Te ne stavi nascosta,
ma questa notte non fuggirai nelle tue gelate stanze.
Come un eco lontano puoi già sentire il rintocco del mio richiamo.
Ti accarezzerò stanotte, ti parlerò come un tempo e senza guardarti,
con impeto, ti amerò.

Sì, fatela librare nel vostro inconscio, lasciatela libera di avvincersi,
ed ella vi ripagherà col più sublime degli appagamenti.

Hai tentato di cancellare me, e te in me, e non ci sei riuscita;
Ma piccola mia, concederti come hai fatto, é stato il tuo errare.

Ti avrò ogni qual volta il desiderio esploderà indomabile in me.
Ovunque tu sia sappilo: stanotte sarai ancora mia.

Or dunque note carezzano le mie scavate gote;
Solchi in cui vi lascio cadere il seme della memoria;
Fenditure che il tuo vicino respiro riempie già
e che il mio spirito ripercorre arrivando in te.

Posso sentirti ancora.

Tu cancelli il noi, ed io lo ricreo.
Lo distruggi, ed io lo faccio rinascere.
Lo annienti, ed io lo riporto alla vita.

Posso ritrovarti ovunque tu vada.
Con la sabbia sei mia, nella sabbia sei mia,
con l’aria sei mia, nell’aria sei mia,
con l’acqua sei mia, nell’acqua sei mia,
con il fuoco sei mia, nel fuoco sei mia;
Nella luce, nella sete, nella roccia, nel suono e così sia.

Abiurami, ed io ti punirò.
Cancellami pure e mi ritroverai anche nel nulla della tua vastità…

din“… “don“… “dan“…


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Una risposta a Din don dan

  • Sei un cantore di storie.
    Le tue parole leggere mi scivolano nel cuore passando dalle conchiglie delle orecchie.

    Odo le tue parole, il vibrare leggero del tuo petto,
    il tono tranquillo della tua voce, il tuo respiro rilassato.

    Raccontami, raccontami un’altra storia.

    Io crederò che sia per me, solo per me, anche se tutto il mondo potrà ascoltarla,
    per me sarà sempre e solo mia.

    Fermo le mie mani, che non vorrebbero far altro che prenderti e possederti per l’eternità.
    Fermo il mio cuore, che vorrebbe essere l’unico tuo rifugio.
    Fermo la mia anima, che vorrebbe risucchiarti con sé.

    Mi fermo e ti ascolto cantare, nascosta nell’ombra di una notte senza luna.
    Vorrei non aver mai sentito le tue storie, perchè ora non so più farne a meno.

    E’ imprudente stare qui, rischio di essere ferita dal tutto o dal niente.
    E’ pericoloso tornare qui, ritrovo vecchie storie che ancora mi fanno venire i brividi.
    E’ stupido soffermarmi qui, eppure non posso andarmene.

    Lascio un bacio leggero sulle tue palpebre dormienti e una carezza delicata per la tue gote scavate, poi, sguscio via.

    Quand’anche tu cessassi di narrare storie, sai che io le ricorderò tutte e le custodirò, come custodisco tutto ciò che mi concedi.

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